2006 – 2016, come è cambiato il fundraising!

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Rientrato da qualche giorno al lavoro e ancora avvolto dai tempi lenti della vacanza,  ho riflettuto su come sia cambiato il fundraising negli ultimi dieci anni. Devo dire che ho trovato molti cambiamenti, qualche conferma e tante speranze per il futuro.

Cosa è cambiato?

  • Crescita
    Il fundraising è cresciuto. Sia dal punto di vista delle donazioni che dei donatori. Le statistiche e le ricerche degli ultimi anni (compresa quella dell’Istat) confermano che il valore della raccolta fondi, rapportato anche al periodo di crisi, si è incrementato. Le ragioni? Diverse, ma tra tutte hanno fatto la differenza la capacità delle organizzazioni di migliorare le proprie competenze, la maggiore attenzione verso il donatore e l’ampia offerta di partecipazione (dal fundraising mix agli strumenti di pagamento). Qui la pagina “sostienici” Unicef e quella della Lega del Filo d’oro  .

  • Emotional fundraising.
    L’emozione è sempre di più un fattore critico di successo per un’organizzazione nonprofit, forse l’unico elemento capace di creare una vera connessione sentimentale e duratura tra un brand nonprofit e il donatore. Le parole chiave che dieci anni fa non c’erano ora sono emotional fundraising, psicoeconomia, neuromarketing…E così lo storytelling diventa sempre più importante. Qui un bell’esempio da Terre Des Hommesdall’8×1000
  • Polarizzazione e atomizzazione
    Molte grandi organizzazioni sono cresciute o hanno mantenuto le loro posizioni, polarizzando l’attenzione dei donatori a discapito di altre organizzazioni che hanno invece segnato il passo, soprattutto per scarsa capacità di rinnovarsi e adattarsi ai cambiamenti. Ma anche per la bravura degli altri nell’ottenere la fiducia dei donatori. e credo che la tendenza sarà sempre più marcata in futuro. Di contro, il numero di organizzazioni non profit in termini assoluti è cresciuto, oltre 300.000 enti popolano il panorama italiano. molte sono di piccolissima dimensione e territoriali, a dimostrazione della vivacità e dell’importanza del terzo settore italiano.
  • Sms solidali 
    Molte di più le campagne, molto più difficile ottenere risultati economici rilevanti, molti più operatori telefonici in gioco (anche se sono sempre TIM, Vodafone, WIND e Poste Mobile a contare di più). L’abitudine degli italiani alle donazioni via sms è ormai consolidata, lo dimostrano anche i tre milioni di euro raccolti in pochi giorni per il recente terremoto.  E alcune campagne sono ormai un appuntamento fisso annuale. Il potere è oggi più che mai in mano alle televisioni, ed è sempre più complicato realizzare una campagna integrata e sinergica tra tutti i broadcaster.
  • F2F
    In dieci anni il face to face è cresciuto in modo esponenziale, rappresentando per alcune organizzazioni la maggiore fonte di entrata e di investimento. Acquisire donatori regolari rappresenta oggi il vero obiettivo di fundraising di una onp. Il mercato è sempre più affollato, e la domanda di dialogatori supera l’offerta. I tassi di caduta sono in aumento (donatori meno fedeli) e il contributo medio in diminuzione. Sono convinto che ci siano ancora ampi margini di crescita, ma il sistema dovrà essere capace velocemente di far quadrare l’efficienza con l’etica del lavoro e il rispetto del donatore, Una bella sfida. Qui un approfondimento utile 
  • Direct mail
    Una certezza percorre il fundraising da decenni: tutto cambia, il direct mail resiste e si adatta ai tempi. Il DM è uno strumento maturo, con metodologie testate, modelli di sviluppo e indicatori di performance raffinati. Se si ragiona in termini strategici, non se ne può fare a meno, sia per acquisire donatori che per gestire la relazione con loro. Tangibile, personalizzabile, integrabile con gli altri strumenti di comunicazione. Ha un difetto: è complesso da gestire. E un grande pregio: se lo sai fare, funziona alla grande. In questo post qualche consiglio per raggiungere ottimi risultati  
  • Direct e-mail
    Sparito dai radar, o quasi. In dieci anni è passata dall’essere la soluzione a tutti i problemi di acquisizione donatori a uno strumento del tutto inefficace in tal senso. Le DEM sono però imprescindibili per coltivare e gestire la relazione con i donatori in database nel lungo periodo o per lanciare appelli di emergenza. Ridimensionato.
  • Direct response television (drtv) 
    Tentativi, in fase di evoluzione, ma risultati meno eclatanti in Italia rispetto a paesi come l’Inghilterra. Sicuramente è uno strumento di comunicazione che potrà crescere e affinarsi nei prossimi anni. Qui un esempio italiano da Save the Children e uno inglese 
  • Corporate fundraising
    Il corporate fundraising è morto? Sicuramente si è profondamente trasformato e sarebbe meglio parlare di corporate partnership:  dieci anni fa le donazioni e le sponsorizzazioni “sociali” erano un po’ più semplici da ottenere, così come l’attivazione di campagne di cause related marketing. Adesso l’attenzione delle aziende è spesso rivolta più all’interno che all’esterno (con lo staff involvement come trend consolidato nella relazione con il mondo nonprofit). Molte aziende “donatrici” inoltre hanno avviato la propria fondazione, per ottenere risultati in termini di corporate giving meglio cominciare da lì. Assifero ne elenca qui alcune tra le più importanti
  • Adozioni a distanza
    Sembrava un “prodotto” di fundraising stabile e sempre attraente, invece negli ultimi tempi si è rivelato in forte calo e meno performante. Probabilmente la crisi economica, il face to face (che insiste su un target spesso simile a quello del sostegno a distanza) e la maggiore attenzione verso le cause sociali “interne” hanno contribuito a questa situazione. Futuro incerto.
  • Crowdfunding
    Non c’era, ora è una realtà. Dieci anni fa il “personal fundraising” online aveva cominciato ad aprire una strada interessante che poi è stata spianata dalla rivoluzione culturale imposta dal crowdfunding (for profit) che ha trasformato e sta modificando anche il fundraising nonprofit. Tra le tante piattaforme, Eppela  e Rete del Dono meritano una visita virtuale per rendersi conto del fenomeno.
  • Petizioni online
    E’ un trend molto recente in relazione al fundraising e soprattutto alla capacità di generare (tanti) lead. Presto per valutarne l’effetto in termini di raccolta fondi, personalmente ritengo che trasformare chi firma una petizione in un donatore non sia così immediato, e necessiti comunque di tempo e risorse. Da vedere change.org come piattaforma e Greenpeace  come associazione che lancia petizioni in autonomia.
  • Media nonprofit
    Nessuna grande rivoluzione, chi c’era c’è ancora, anche se in mdodo diverso a volte. Vita resta il media di riferimento, oltre a Corriere Sociale, Repubblica Solidale e il Sole 24 ore. Sono molto cresciuti anche i gruppi online, Fundraisers d’Italia ha raggiunto oltre 3.000 iscritti. Da frequentare.
  • Formazione e competenze
    Master, corsi, festival, convegni, workshop online… l’offerta è cresciuta e si sta adattando sempre di più una domanda in crescita. Quello che manca per un ulteriore salto in avanti del terzo settore è l’attrattività economica, elemento chiave per migliorare ulteriormente la qualità del personale delle organizzazioni nonprofit. Una questione intimamente legata alla cultura della donazione e alla visione che si ha delle “aziende” nonprofit. Ma per questo ci riaggiorneremo nei prossimi 10 anni.

…e in futuro?

  1. Pagamenti via mobile 
    La vera rivoluzione arriverà quando potremo utilizzare il telefonino come se fosse il nostro “portafoglio”, in modo semplice e diretto. Per il mondo del fundraising significherà offrire la possibilità di  effettuare donazioni immediate dal proprio conto corrente o dalla carta di credito, senza form da compilare, codici e quant’altro. Immaginate: ricevo a casa un mailing, e posso donare subito, accedo al mio “wallet”, decido l’importo e con un click effettuo la donazione.  Oppure partecipo a un evento, digito l’importo ed effettuo la donazione all’esercente (associazione) riconosciuta dal mio telefonino. E anche per il F2F sarebbe una bella rivoluzione… Manca poco!
  2. Facebook ci darà una mano?
    Appena si potranno effettuare donazioni immediate da Facebook, come già avviene negli Stati Uniti, ci sarà un nuovo potente strumento (al pari o superiore agli sms?) per fare fundraising. In attesa.
  3. SMS con numero dedicato
    E’ ormai nell’aria da oltre un anno: il consorzio “un dono per”  di Tim, Vodafone e Wind ha aperto la strada delle donazioni via sms anche ai partiti politici. In sostanza dovrebbe essere possibile ottenere su un inchiesta un numero sms per ricevere donazioni in un periodo prescelto e per  un tempo definito Manca poco?
  4. Nomi del 5×1000
    Sarebbe semplice, e forse anche qui la politica ci darà una grande mano, se servono ai partiti…Speranzosi.
  5. Lasciti testamentari 
    Non possono che crescere. Le potenzialità sono enormi e superano il miliardo di euro, ma per raggiungere risultati di valore bisognerà investire ancora di più in sensibilizzazione e informazione. Sicuramente il comitato Testamento Solidale è un ottimo strumento in tal senso.

Bentornati e buon fundraising a tutti!

da leggere anche fundraising trends 2016  

2 risposte a “2006 – 2016, come è cambiato il fundraising!

  1. federica bonifaccio

    Grazie Francesco!
    Sei sempre utile ed interessante!
    Tra l’altro la lega del filo d’oro mi ha commossa. Come effettivamente è giusto che sia.
    Buona ripresa e grazie,

    Federica
    (Ca’Leido)

    Inviato da iPhone

  2. Pingback: 2006 – 2016, come è cambiato il fundraising! - uomini e donne dell comunicazione

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