IL TESTIMONIAL SOLIDALE funziona solo se….

 

io, Valentina Vezzali e Diana Nahum

 

…ci crede.
Questo elemento è fondamentale affinchè il testimonial di un’organizzazione non profit possa davvero fare la differenza. E una qualità indispensabile che ad esempio nell’ambito profit non è necessaria: a un testimonial “commerciale” come Totti o De Sica non credo sia richiesto di sposare la causa… Del resto l’utilizzo del testimonial “giusto” aumenta mediamente del 10% la memorabilità di un prodotto e le vendite.
(leggi questo post su come trovare e gestire un testimonial)

Per testimonial si può intendere sia un personaggio più o meno famoso sia una persona “comune” in rappresentanza di un gruppo di pari (ad esempio un donatore anziano a favore di una campagna lasciti). In Inghilterra questa distinzione è molto chiara e la prima categoria viene chiamata “endorsement”. Wikipedia ci svela tutto http://it.wikipedia.org/wiki/Testimonial.

Insomma qui voglio scrivere di quelli “famosi”. E’ praticamente impossibile scindere Renzo Arbore dalla Lega del Filo d’oro, o Giobbe Covatta da Amref o… o…Effettivamente, a pensarci bene, non ce ne sono poi tanti in Italia di testimonial che  hanno accompagnato o accompagnano per anni un’associazione e contribuiscono realmente alla sua crescita e affermazione e, così facendo, cambiano la vita a decine, centinaia, migliaia di persone. Sì perchè aiutano, ad esempio, i bambini sordociechi o i bambini poveri africani convincendo altre persone a fidarsi di quella organizzazione, a donare, a iniziare un percorso di solidarietà che potrà durare anni. Così l’azione del testimonial è duplice, sui donatori e sui beneficiari. E può essere straordinaria.

Certo ci sono anche dei rischi, come ben evidenziato da questo articolo di Repubblica http://www.repubblica.it/rubriche/la-storia/2010/07/24/news/spot_boomerang-5797552/ che ci spiega come l’immagina del testimonial (anche negativa) possa influenzare una marca, e questo articolo di Marco Trovato http://www.reportafrica.it/articoli.php?categoriacod=SOL&idarticolo=233 fa un’interessante (e critica) panoramica dei testimonial solidali da Hollywood all’Italia.

Ma perchè ho la sensazione che molti personaggi famosi non comprendano realmente il potere che hanno nelle loro mani? Sì, perchè si tratta di un vero e proprio potere: un potere capace di “cambiare le cose”, di donare credibilità e forza a una causa sociale. A patto però che l’impegno sia forte e costante nel tempo, altrimenti sarà un piccolo e importante regalo, ma niente di più…

Certo, “un matrimonio” si fa in due: il testimonial e l’organizzazione (le persone dell’organizzazione). E’ qualcosa di alchemico e sentimentale che deve scattare da entrambe le parti,  a partire dalla reciproca disponibilità. Ma troppo spesso si vedono testimonial mordi e fuggi, forse più interessati alla visibilità del momento che alla causa…

Nella mia esperienza personale ho incontrato e visto Renzo Arbore al fianco della Lega del filo d’oro, ho visto Fiorello sostenere una piccola associazione siciliana http://www.pieracutino.it/spot_tv.asp e Umberto Veronesi essere testimonial della sua stessa fondazione (così è più semplice!). Tutte persone che sono riuscite e riescono a fare la differenza, a cambiare le cose grazie alla loro notorietà. Perchè vogliono farlo.

Ultimamente per COOPI ho incontrato Valentina Vezzali, con la quale abbiamo iniziato un percorso a favore dei nostri progetti di sostegno a distanza. Le premesse sono davvero ottime: due giorni di lavoro pieni, scatti fotografici per la campagna stampa, spot video, spot radio, interviste in cantiere…Insomma grandissima disponibilità a solo un mese dai mondiali di scherma! Non so se e quanto durerà questa avventura appena iniziata, ma faremo il possibile per trasformarla in una relazione stabile. Solo così faremo davvero la differenza, insieme.

E allora coraggio, famose e famosi d’Italia, fatevi vedere, uscite allo scoperto. Il non profit ha bisogno di persone coraggiose, di valore, che vogliono cambiare le cose, e aiutare a dare credibilità a tutto il settore. Basta volerlo. E ce n’è davvero un gran bisogno!

2 risposte a “IL TESTIMONIAL SOLIDALE funziona solo se….

  1. Bravo Francesco, sono perfettamente d’accordo con la tua considerazione, anche con la mia esperienza di testimonial commerciali devo dire che l’attinenza è fondamentale così come la credibilità e il fatto che il testimonial ci creda veramente…

  2. Ho sempre avuto questo dubbio: come hai scritto anche tu il matrimonio testimonial-organizzazio è fondamentale. Ci sono però degli esempio che però mi fanno riflettere. Giobbe Covatta è i testimonial storico di Amref. Ultimamente però si è “prestato” anche a Save The Children ad esempio nella campagna di qualche anno fa “Adotta uno Yak” oppure in quella in corso ora “Every One”. Non c’è il rischio di confondere il donatore?

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