STATO, SOCIETA’ CIVILE E FUNDRAISING il futuro passa da qui

Nelle società contemporanee tutti noi siamo interdipendenti e facciamo parte di un sistema complesso di relazioni economiche, politiche e sociali. Viviamo all’interno di uno Stato, siamo membri di una comunità costituita dalla società civile, dalle famiglie e dai singoli individui e partecipiamo più o meno attivamente allo sviluppo economico e alla creazione di ricchezza della comunità. E non solo: gli stessi Stati sono interdipendenti gli uni dagli altri, in un equilibrio instabile e in costante evoluzione, spesso in competizione e a volte in aperto scontro per difendere i propri interessi…

La storia ci ha portato nel corso dei secoli a sviluppare un modello di convivenza sociale di questa natura, ma la storia di sicuro non si ferma, può tornare indietro, ma si muove sempre.

Insomma questa premessa mi è utile per condividere un pensiero sul futuro della nostra comunità e sul perchè il fundraising giocherà sempre di più un ruolo di primo piano. Sono tre le ragioni principali a mio avviso:

  1. il costante arretramento dello Stato in alcune funzioni di Welfare (sanità, assistenza sociale, ecc.) e in particolare in tutte le aree della cultura e del patrimonio comune (scuola, università, arte, paesaggio, ecc.)
  2. la necessità di occupare da parte della società civile questo spazio lasciato libero
  3. la necessità di continuare a produrre capitale sociale

Una comunità per continuare ad essere prospera e per poter guardare al futuro ha l’obbligo di rispondere ai bisogni della comunità stessa individuando risposte concrete e sostenibili. Il ruolo della “società civile”, il senso di responsabilità dei cittadini, sono elementi chiave per attivare questa dinamica vincente. Una società civile che affianca e sostituisce lo Stato deve essere forte e consapevole del proprio ruolo.

Il principio di sussidiarietà sancito nella nostra costituzione e lo sviluppo del settore nonprofit italiano sono segnali incoraggianti, ma non sufficienti. Serve una maggiore presa di coscienza dell’indispensabilità da parte della società civile di giocare a tutto campo questo ruolo di coesione e sviluppo sociale. Sostenere l’assistenza domiciliare attraverso una cooperativa sociale, investire in una Università per la formazione dei futuri “cervelli”, restaurare un monumento storico attraverso una fondazione familiare, avviare un centro di accoglienza per bambini maltrattati…si potrebbero citare altre migliaia di esempi di imprenditorialità civile! L’elemento chiave è che tutte queste azioni creano quel “capitale sociale” senza il quale la nostra comunità è destinata a scomparire e impoverirsi progressivamente.

E’ principalmente un fattore culturale e cognitivo. Meno Stato, più Società civile, maggiore investimento nel Capitale Sociale.

E Il fundraising? Se vogliamo è l’anello debole in questo sistema perchè, in questa fase transitoria che sta creando nuovi equilibri e modelli, ha bisogno di crescere ed essere sempre di più compreso e accettato dalla più parte della cittadinanza. Ricopre infatti un ruolo fondamentale per garantire futuro alla nostra comunità, un futuro prospero:
rendere la società civile capace di sostenere le proprie iniziative. Senza scuole, università, assistenza sociale, difesa del territorio…che comunità saremmo?

Il Fundraising quindi ha il compito di rendere sostenibile un nuovo modello sociale basato su uno Stato più leggero e una società civile più attiva e dinamica. E per riuscirci deve costruire fiducia e sensibilizzare la comunità sulle cause sociali, questi elementi sono la chiave per convincere le persone a donare! Solo così la società civile sarà sempre di più in grado di proporre soluzioni efficaci ai bisogni della comunità, in “concorrenza” con lo Stato, e generare dal proprio interno le risorse necessarie per rendere sostenibili le “imprese sociali”.  Il 5 per mille è un buon esempio e un dato incoraggiante sul quale costruire questo percorso virtuoso.

E per arrivare a un sistema di fundraising maturo è fondamentale investire sulle professionalità capaci di ottenere fiducia e di sensibilizzare i donatori, oltre che essere compreso e incluso come funzione stabile nelle organizzazioni non profit. Questa è una sfida nella sfida alla quale bisogna dare risposte concrete a partire dalla formazione universitaria, dall’Agenzia per le Onlus, da iniziative come il Festival del Fundraising, dalle associazioni di categoria. Ma soprattutto dalla volontà di chi governa le organizzazioni nonprofit.

Naturalmente…uno Stato che arretra il proprio raggio di azione e quindi di “investimento” economico derivante dalla fiscalità generale dovrà tendenzialmente diminuire la tassazione sui contribuenti che, con un fundraising culturalmente maturo,  potranno dimostrare ancor di più il loro senso di responsabilità verso la società destinando parte del loro patrimonio (tempo, denaro, risorse) alla creazione di capitale sociale e benessere per la comunità nella quale vivono.

Saremo “ricchi” solo se saremo generosi. Il futuro passa anche da qui.

6 risposte a “STATO, SOCIETA’ CIVILE E FUNDRAISING il futuro passa da qui

  1. Grazie Francesco per questa riflessione che condivido pienamente. E’ arrivata l’ora per noi di tornare a pensare”alto” per rafforzare le basi sociali e culturali(in questo caso) ma anche scientifiche e professionali del fund raising avendo il coraggio di “ripensarlo” un po. Mi piace quindi condividere con te e con gli altri lettori del tuo blog delle cose che ho scritto proprio sullo stesso tema negli ultimi anni:

    – fund raising in tempo di crisi
    – un nuovo paradigma per il fund fraising (lectio magistralis)
    -il fund raising come politica sociale
    Le si possono trovare a questo link
    http://fund-raising.it/il-fund-raising.it-pensiero.php

    mi piacerebbe che si sviluppasse tra noi un dibattito e un confronto ma anche con una certa propensione ad avere impatto sulla realtà concreta di tutti i giorni: trovare soldi. Ecco perchè ho lanciato dopo il festival del fund riasing una consultazione tra i fundraiser per “diswegare” le idee per un fund raising del futuro. Chi è interessato a partecipare a questa “survey” può scrivere a info@fund-raising.it segnalando nome, organizzazione ed email dove spedirgli del materiale per partecipare.

    Francesco tu sarai dei nostri?

    Un abbraccio a tutti

  2. Ciao Massimo,
    grazie per il tuo commento e per la segnalazione dei tuoi articoli, che ho letto con molto interesse. Partecipo molto volentieri alla ricerca, che hai lanciato con grande tempismo secondo me. A presto!
    Francesco

  3. Pingback: Fundraising Now!

  4. da leggere sul tema del futuro del fundraising l’ottimo post di Paolo Ferrara! http://fundraisingnow.wordpress.com/2010/06/22/1213/

  5. direi completamente condivisibile. Da Marx (che aveva capito tutto e lo aveva anche detto) fino alla Dottrina sociale della Chiesa, non vedo come si possa negare l’evidenza dei fatti: non si può “governare” la gente, non si puo’ “educare” la gente. Gli si puo’ solo dire: “è conveniente fare così, forse anche a te conviene. Cosa ne dici?” Ecco la logica della autoregolamentazione, del principio di sussidiarietà, della lotta a un certo statalismo che fa mettere a sedere le persone.
    Direi l’esatto contrario della regolamentazione per legge che da tanti viene richiesta e che non porterà risultati!

  6. Ciao Francesco,
    complimenti per la riflessione.

    Io credo proprio che tu abbia centrato il punto chiave dello sviluppo del fundraising, soprattutto del caso Italiano.

    Il punto chiave non è pero’ dei piu semplici.
    Quando si parla di Fiducia e Sensibilizzazione si parla proprio di un fattore culturale radicato nelle popolazioni.

    L’esempio del nord Europa, UK e USA, qui dove l’applicazione del fundrasing ha reso un settore come come quello del non profit, la tera forza economica in un sistema di welfare che produce ricchezza “economica, umana e sociale”.
    In quei paesi pero’ la cultura è da sempre quella di poter creare efficienza sociale proponendo forme di sostenibilità economica che hanno alla base la fiducia nell’efficienza del settore.

    Infatti condivido in pieno il fatto che il compito del fundrasing dovrà essere proprio quello di “tessere” in primis la fiducia tra enti non profit e cittadino, e sia compito dei responsabili fundraising l’attivare best practice di settore per una comunicazione tra societa civile e organizzazioni non profit, ancor piu partecipativa, attiva, trasparente sull’impatto che la singola donazione ha sulla crescita e sviluppo sociale delle comunità, cosi da render consapevole il cittadino sul ruolo del settore.

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