RIFLESSIONI SUL NONPROFIT tu che ne pensi?

(lettera scritta a Riccardo Bonacina – direttore di Vita non profit Magazine – pubblicata sul numero del 20 febbraio)

…ogni tanto è giusto fare un “bilancio della situazione” e riflettere sui buoni propositi da mettere in pratica nella propria professione. Allora ti vorrei proporre brevemente tre miei desideri legati al mondo del nonprofit, al mio lavoro di manager e fundraiser, e anche qualche idea per realizzarli.

Ecco quello che vorrei:

  1. Vorrei un mondo non profit sempre più capace di “fare sistema”, partendo dalle persone che lo “governano”.
  2. Vorrei che la società civile e la politica riconoscessero il ruolo della raccolta fondi come elemento chiave per lo sviluppo e la sostenibilità del terzo settore.
  3. Vorrei che i manager del nonprofit, e i fundraiser in particolare, fossero consapevoli della loro importanza e della loro professionalità.

Tutti questi desideri hanno un comune denominatore, un elemento che li può riunire: è la capacità di andare oltre i particolarismi, i personalismi e gli egoismi di varia natura che a volte soffocano il nostro settore. Naturalmente non capita solo nel nonprofit, ma trattandosi di un settore così intimamente legato al “bene comune”, faccio sempre fatica ad accettare l’egoismo quando sono costretto a constatarlo nella realtà quotidiana dei fatti. Ma andiamo oltre!

Concentrarsi sul “costruire” e “sull’innovare” è indispensabile per far sì che il non profit si senta sistema (il primo desiderio) e che sia riconosciuto come tale. Le associazioni di secondo livello devono riuscire a rispondere a questa esigenza, dallo storico Forum del terzo settore fino alle nuove esperienze come AGIRE, che riunisce molte delle più importanti ong italiane impegnate nelle emergenze umanitarie. La rappresentanza riconosciuta, stabile e coesa è la prerogativa per essere influenti nelle stanze dei bottoni e lanciare proposte utili e concrete. Un esempio? IVA al 10% per tutte le onlus!

Il secondo e terzo desiderio sono più legati al management nonprofit e al fundraising. Proprio in merito al fundraising sono ormai convinto, dopo qualche anno in questo settore, che senza un riconoscimento culturale del ruolo della raccolta fondi questa non potrà mai crescere, non ci saranno né donatori maturi né un fundraising efficace. E questo è un danno in prospettiva per la crescita della società civile, perchè senza una presa di coscienza forte della responsabilità di ognuno di noi nella costruzione del bene comune (dato l’arretramento e l’inefficienza dello Stato) la nostra società è destinata a ripiegarsi su se stessa. Le risorse date al nonprofit sono risorse per il benessere sociale, negli Stati Uniti del resto si dice “siamo ricchi , perché siamo generosi”. Ma come costruire questo riconoscimento?

L’elemento chiave è la “costruzione della fiducia” tra tutti gli attori coinvolti: donatori, organizzazioni nonprofit, fundraiser. Gli sforzi dell’Agenzia per le Onlus di individuare delle linee guida per la raccolta fondi sono un passo importante verso questa direzione (così come quelle per la redazione del bilancio) e il 2010 sembra l’anno giusto per vedere queste “norme” (non cogenti) operative. Bene! Anche qui…una proposta concreta: le associazioni che decideranno di aderire a queste linee guida lo dichiarino pubblicamente sul loro sito web in home page: l’aspettativa del donatore informato è il miglior “controllore” possibile, molto più di comitati etici e sanzioni varie…

Ed arrivo infine all’ultimo desiderio: i fundraiser italiani hanno l’obbligo di fare un salto di qualità culturale e professionale. Non mancano le eccellenze tra i fundraiser delle onp che dimostrano ogni giorno che i risultati si possono ottenere, eccome! Ma è l’insieme del mondo del fundraising che deve fare un salto “verso l’alto”, riconoscendosi in una professione ricca di una sua specificità. Il festival del fundraising, il movimento dinamico che si trova in rete tra blog e siti specializzati sono una dimostrazione che i risultati sono alla nostra portata. Ma manca ancora un’associazione professionale che rappresenti, tuteli e supporti i fundraiser italiani verso la politica, i media e i donatori (ASSIF a mio avviso ha ancora molta strada da fare). E non solo…perché i manager del nonprofit (in senso allargato) non si riconoscono in un gruppo coeso, in un’associazione di categoria capace di rappresentarli e fare crescere così tutto il sistema? Così come già avviene per altre simili categorie? Un’associazione italiana dei manager del nonprofit sarebbe un passo avanti importante! Magari proprio all’interno di Manageritalia, l’associazione dei dirigenti del settore commercio e servizi.

In conclusione…spero che il 2010 sia una nuova tappa verso un terzo settore più forte e consapevole e verso un mondo della raccolta fondi capace di crescere e di fare sistema, oltre i particolarismi, con quello spirito di unione che rende coese le persone capaci di costruire e di impegnarsi, aldilà del proprio interesse specifico.  Chi è d’accordo, si impegni pubblicamente.

Una risposta a “RIFLESSIONI SUL NONPROFIT tu che ne pensi?

  1. Caro francesco,
    condivido molto il tono e il contenuto questa lettera.
    Solo per quanto riguarda il ruolo dello stato avrei magari speso qualche parola in più: credo che oltre a lamentarsi del (spesso, ma non sempre) cattivo servizio che riceviamo, sarebbe ora che noi italiani tornassi a partecipare alla sua gestione; non soltanto per indignarci (per quello basta “striscia”) ma anche per cambiare ciò che provoca il nostro sdegno.
    detto questo, credo che il non profit possa avere un ruolo centrale anche in questo; in fondo, se ci pensiamo bene, gli stessi partiti politici sono… organizzazioni non profit!

    della lettera però ci sono due passaggi su cui mi trovo particolarmente d’accordo: la mancanza di unione tra i fundraisers e la mancanza di una cultura che riconosca il ruolo centrale del non profit e del fundraising. la fetta di italiani che dona sarà sempre inferiore al 50% finchè i fundraiser, insieme, non faranno loro capire come si può fare con le loro donazioni.

    Quindi ben vengano i festival del fundraising, ben venga assif (ma bisogna darle una bella scossa) e i momenti di incontro informale: come il vostro fundraising bar di milano, che stiamo cercando di portare anche a bologna con il nome di “osteria del fundraising”.
    dei fundraisers che usano un’idea di altri fundraisers per incontrarsi e insieme contare di più… forse è un segnale che qualcosa sa cambiando, no😉

    Un saluto e ci si vede al festival!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...