LA RESPONSABILITA’ DEL FUNDRAISER il nuovo potere dei donatori

Cosa intendo per responsabilità del fundraiser? Il video denuncia di uno scandalo avvenuto neli Stati Uniti a causa di una pessima gestione dei fondi da parte di alcuni dirigenti dell’associazione JDRF lo fa capire benissimo: la responsabilità è verso chi dona e verso chi riceve, nello stesso momento. Essere efficienti, efficaci, trasparenti non sono ridondanti parole di marketing, ma pietre miliari per ogni buon fundraiser. Ne avevo già parlato qualche tempo fa in questo post (fortunatamente tra i più letti in assoluto del mio blog).

Questo video dà anche una nuova, potente suggestione al mondo della raccolta fondi: i donatori sono, potenzialmente, sempre più potenti e capaci di influenzare profondamente il successo della nostra organizzazione. La fiducia e il rispetto reciproco diventano, nell’era della comunicazione online, del social networking, dei blog, degli sms, un elemento indispensabile per la vita di una onp e il successo di qualunque attività di fundraising (specie nel medio e lungo periodo). Allie, la ragazza del video, ha un semplice blog e un canale su YouTube: da qui combatte la sua battaglia contro il diabete (e contro chi usurpa la fiducia dei donatori), ed è arrivata fino a noi!

Se prima si poteva considerare quasi marginale comunicare dati di bilancio, risultati operativi, governance, ora è parte integrante di qualunque strategia di sviluppo di un ente nonprofit.   

Del resto è indispensabile considerare anche un’altro aspetto della questione: diventa essenziale anche essere capaci di gestire la relazione con i media, non tanto per promuovere l’organizzazione, ma soprattutto per informare e sensibilizzare i media ad un uso corretto e responsabile delle informazioni, dato che questa grande cassa di risonanza deve avere delle basi certe e assumersi responsabilmente il ruolo di amplificatore delle notizie che spesso possono cambiare, letteralmente, la vita di migliaia di persone. Parlare come ha fatto LaRepubblica qualche settimana fa di tesoro delle ONG ad esempio, è un titolo “sparato” che colpisce soprattutto per la sua irresponsabile superficialità. Per approfondire questa questione clicca qui e leggi l’ottimo post di Paolo Ferrara e tutti i commenti.

Credo insomma che questo video segni un ulteriore passo avanti verso una evoluzione positiva del settore nonprofit. La presa di coscienza dei donatori e dei beneficiari del potere di influenza data grazie ai nuovi mezzi di comunicazione e networking non potrà che portare un beneficio enorme al nonprofit: la selezione delle organizzazioni migliori, quelle capaci cioè di guadagnare la fiducia e il rispetto dei donatori e dei beneficiari.

Che la sifda cominci, allora! Siamo tutti sotto i riflettori o meglio… sotto una web cam sempre accesa!

PS: nella colonna di destra, nel badge “BOX”, ho inserito il file “Carta della donazione“. Un ottimo strumento di riflessione da leggere con molta attenzione.

         

10 risposte a “LA RESPONSABILITA’ DEL FUNDRAISER il nuovo potere dei donatori

  1. Caro Francesco,
    un post meraviglioso e una vera chicca.

    Qualche tempo fa, spiegando per quali motivi fare un blog, dicevo anche: perché i vostri sostenitori ne stanno già facendo uno.

    E lo useranno: con entusiasmo e trasporto, quando sarà il caso, ma anche come megafono per segnalare le mele marce, con lo stesso trasporto, trasformato questa volta in indignazione e rabbia.

    Ed è giusto così: dobbiamo abituarci a questo nuovo ruolo del donatore/consumatore e dobbiamo trasformarlo in una ricchezza che farà soltanto bene al nostro settore.

    Grazie mille per avercelo ancora una volta mostrato con questo bellissimo post.

    A presto

  2. Mi pongo una domanda però, perchè le organizzazioni nonprofit italiane non utilizzano molto i blog? Ne segnalai alcune sul mio blog nonprofitblog e sicuramente sono aumentati come numero (non ultimi i vari blog di telethon) ma non sono tanti.
    Più di una volta durante dei corsi di formazione alcuni studenti / lavoratori nel nonprofit mi hanno detto. “Bella l’idea del blog però l’ho proposta e mi hanno detto: 1 – chi lo gestice? 2 – poi arrivano le critiche negative nei commenti”.
    C’è forse una paura della critica negativa?

  3. Ciao Francesco,
    oramai più che “how to do fundraising italian king” stai diventando la fonte primaria di informazione sulla raccolta fondi!😉
    Scherzi, ma mica tanto, a parte pur essendo totalmente d’accordo con te, su quello che potrebbe diventare il ruolo del donatore/consumatore mi chiedo se questo succederà anche qui da noi.
    Ogni tanto mi sembra che noi apparteniamo ad una piccola “casta” (in senso positivo) che ragiona su temi, quello del ruolo del donatore ma non solo, lontani dalla realtà in cui ci muoviamo… detto ciò credo che sia un bene che si continui a farlo, prima o poi le cose cambieranno anche qui e magari anche alla nostra piccola “cricca”… mi chiedo solo quando sarà quel poi… ma credo che questo nessuno di noi, per quanto bene informato, lo possa sapere🙂

  4. Al volo:
    – credo che sì, apparteniamo a una “casta” (chissà che Stella non ci scriva su un libro ;-)), ma mi sembra anche che la “cricca” abbia messo in moto alcuni processi di cambiamento e il Festival del fundraising sarà un’occasione per confrontarsi su molti dei temi di cui parliamo;
    – paura della critica?: sì, c’è. Credo sia umano, e non dipende dalla “buona” o “cattiva” coscienza. Ribadisco: le critiche ci aiutano a crescere (anche quelle che ci sembrano immotivati) e rapprensentano una ricchezza. Anche sul blog di Terre des hommes ne abbiamo ricevute, sacrosante, e abbiamo risposto (per quanto sia stato penoso farlo): ovviamente non è morto nessuno!😉

  5. ciao clan, grazie dei commenti!
    Sono d’accordo con Paolo, il cambiamento è già in atto. Anche se non tutti vogliono agire in tal senso…;-) In merito ai blog delle onp penso che l’esiguo numero sia dovuto alla poca dimestichezza con il mezzo da parte di molti e con la poca voglia di essere aperti, sul serio, verso l’esterno: è molto più faticoso! Anche se non abbiamo più molta scelta…Per Daniele: penso che la scarsa partecipazione sia anche un problema culturale italiano, un retaggio di tempi antichi che ancora persiste: “fai al carità, non farlo sapere”. La presa di coscienza di essere un “gruppo forte” da parte dei donatori in Italia deve ancora venire…come quella di essere cittadini, consumatori, clienti della pubblica amminsitrazione… Ma non vorrei allargare troppo il campo! Abbiamo già il nostro bel da fare con il mondo della raccolta fondi!

  6. Io penso che un problema in italia sia che, al contrario di come avviene in altri paesi, le teorie vengano per così dire maturate all’interno delle aule universitarie, ma nel momento in cui si va a lavorare la realtà che ci attende è assolutamente diversa… persone che non hanno nessuna idea di quali siano le nuove “teorie” e noi studenti che non abbiamo assolutamente idea di come ad esempio si scriva un contratto o si facciano le cose più banali…è un problema!
    aldilà di ciò sono d’accordo con voi.
    Il terzo settore (e il settore pubblico) devono avere l’obbligo morale di essere trasparenti attraverso qualsiasi mezzo, bilanci sociali, blog etc etc. Il blog però ha il valore aggiunto di essere interattivo, ecco perchè non dovrebbe essere un blog alla beppe grillo in cui lui parla per primo e gli altri hanno solo facoltà di rispondere a vuoto, ma dovrebbe essere un dialogo.
    Inoltre penso che le critiche servano sempre per migliorarsi… e i donatori questo lo apprezzano!
    Arrivederci.
    scusate le affermazioni banali…🙂

  7. Ciao Chiara, grazie per la partecipazione attiva! Le tue affermazioni non sono affatto banali…Il tema della formazione è centrale per ogni fundraiser. Questo blog vuole essere anche un luogo aperto di formazione interattiva, fatta direttamente da chi alvoro sul “campo”. Ma anche che le aule universitarie servano come momento di astrazione e costruzione di teorie utili a definire strategie e percorsi logici. Il fundraiser ideale infatti, secondo me, deve sapere miscelare le migliori teorie e tecniche all’esperienza pratica, all’allenamento di tutti i giorni. C’è un bel libro, “lo zen e l’arte del tiro con l’arco”, che spiega bene cosa intendo se ti va di leggerlo. Ciao, a presto!

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