
Il concetto è semplice: i (nuovi) donatori sono (troppo) volatili.
Usualmente, per le organizzazioni medio grandi, la percentuale di caduta dei donatori acquisiti, soprattuto tramite azioni di direct marketing, è elevatissima. E anche se si aumenta l’orizzonte temporale oltre i classici 12 mesi di attesa tra la prima donazione e un’ipotetica seconda, arrivando anche a 18 o 24 mesi, i dati non cambiamo molto. Oltre il 50/60% dei nuovi donatori acquisiti viene “perso” da un anno all’altro . Ne aveva già scritto Valerio Melandri qualche mese fa sul suo blog www.valeriomelandri.it/.
Il valore medio della donazione via direct mail, inoltre, non supera mediamente i 15 euro. Se aggiungiamo che le redemption delle liste prospect raramente ormai superano l’1% e che le tariffe postali sono aumentate… sembra che il DM per il non profit non sia più uno strumento efficiente ed efficace. In fase di acquisizione non si arriva quasi ami a break even insomma. Certo ci sono Leggi l’articolo completo →
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