TRASPARENZA NEL FUNDRAISING perchè è fondamentale, cosa si può fare

Il tema è di quelli importanti, anzi, fondamentali per il presente e per il futuro della raccolta fondi. E ne discute anche Daniele Fusi sul suo blog, che ha stimolato questo mio post.

La trasparenza e la rendicontazione nel fundraising sono elementi essenziali, perchè costruiscono una relazione positiva con il donatore, attivo o potenziale. Perchè obbligano l’organizzazione a dotarsi di strumenti di misurazione delle proprie attività, perchè definiscono standard di efficienza, perchè “essere” trasparenti e rendicontare con chiarezza il proprio operato obbliga l’onp a guardare costantemente alla propria mission e alle attività messe in campo per realizzarla. E infine, perchè creano le condizioni necessarie affinchè il “mercato” del fundraising possa funzionare al meglio, ossia creano fiducia nel donatore.

Tutte le onp devono essere consapevoli della loro grande responsabilità, diretta e indiretta. Il fundraising non esiste senza mission e senza donatori, ed entrambi i fattori migliorano tanto più è alto il livello di trasparenza, la capacità di rendicontazione e la fiducia tra tutti gli attori in gioco.

Ma quali sono ad oggi i percorsi di traparenza che una organizzazione nonprofit può percorrere? Quali in sostanza, gli strumenti?

IL BILANCIO
Il primo strumento è il classico bilancio annuale di rendicontazione economica-finanziaria. Le Onlus, ad esempio, sono obbligate per legge a redigerne uno, la normativa di riferimento però non è molto chiara… Ma quello che interessa realmente è il livello di trasparenza e organizzazione dei dati. Il consiglio nazionale dei dottori commercialisti in merito ha istituito un’apposita commissione che ha elaborato una serie di linee guida molto dettagliate che aiuterebbero molto tutto il terzo settore se venissero applicate sistematicamente, da parte di tutti. Clicca qui per conoscere i diversi documenti prodotti.

In particolare è molto interessante il documento sul sistema di verifica della responsabilità e della trasparenza, clicca qui (pdf), che risolve efficacemente tutta la questione.

Se ci fosse l’obbligarietà per legge o per di redigere e pubblicare il bilancio seguendo un modello unico, si potrebbero avviare così tutte le attività indipendenti di verifica e benchmarking tra le varie aziende nonprofit. La commissione Pinza (quella che è incaricata di riformare le norme sul nonprofit presenti nel nostro codice civile) e l’Agenzia per le Onlus stanno lavorando in questa direzione, secondo me inderogabile (qui l’interessante comunicato stampa dell’ApO).

L’ANNUAL REPORT
Il secondo strumento a disposizione delle onp è l’Annual Report, il rapporto annuale sulle attività svolte. E’ una pubblicazione che contiene tutte le attività realizzate nel corso dell’anno, il modello organizzativo dell’organizzazione, i dati economici più rilevanti e le prospettive future. L’aspetto grafico è di solito molto curato ed è prodotto usualmente sia in forma cartacea che elettronica. Spesso è utile redigere anche un piccolo “estratto” da distribuire in grandi quantitativi. Alcuni esempi interessanti: Save the Children (in inglese),  ed Emergency (ma in rete puoi trovare moltissimi altri esempi).

IL BILANCIO SOCIALE
A differenza dell’annual report il bilancio sociale è un docuemento con una “scientificità” maggiore, segue delle regole precise in merito alla costituzione e redazione che hanno valenza internazionale, le più importanti delle quali sono predisposte dal Global Reporting Initiative, e, a livello nazionale, dal consiglio nazionale dei dottori commercialisti (pdf). Il Bilancio Sociale impatta sulla vita dell’organizzazione durante tutto l’anno, prevede l’individuazione di indicatori di performance specifici e il coinvolgimento attivo degli stakeholder dell’onp. Il bilancio sociale quindi è un documento “vivo”, un processo che misura sia l’efficienza sia l’efficacia dell’organizzazione.  Guarda questo esempio di AISM, a cui vanno tutti i miei sinceri complimenti per la chiarezza e l’impegno!

Inoltre puoi navigare in questa pagina dell’Oscar di bilancio per trovare i vincitori di questo premio nelle ultime 9 edizioni nell’ambito del non profit.

GLI INDICATORI DI PERFORMANCE
Un ruolo centrale nella trasparenza e nella rendicontazione la ricoprono gli indicatori di performance, ossia quei parametri sui quali misurare oggettivamente le nostre attività.  L’esempio migliore di questo tipo di attività ci arriva dagli Stati Uniti e precisamente dall’ottimo Charity Navigator, un’organizzazione nonprofit che ha come scopo quello di individuare e analizzare le peformance delle charities su indicatori comuni di efficienza e creare così dei rating standard. In questo modo sono in grado di guidare con chiarezza i donatori e aiutarli a comprendere quanto un’organizzazione sia efficiente e se sia giusto investire in questi organismi. Ad oggi sono oltre 5.000 le organizzazioni analizzate: grazie alla semplicità normativa americana infatti, tutte le charity devono compilare un modello di rendicontazione (form 990, ecco quello di Charity Navigator in pdf, molto interessante)  e così gli esperti possono analizzare i dati in modo uniforme.

Ma quali sono i principali indicatori utilizzati?

  • Indice di efficienza della raccolta fondi. Si calcola così:
    • tot € Oneri di Raccolta Fondi / tot. € Proventi di Raccolta Fondi = € 0,x
    • ad esempio tot on. R.F. € 1000 / tot Pr. R.F. € 5000 = € 0,20
    • in questo modo so quanti centesimi di euro ho utilizzato per raccogliere ogni singolo euro. Più il valore è basso, maggiore è la mia efficienza.
  • Indici di impiego delle risorse. Eccoli:
    • tot € Oneri Istituzionali / tot netto € Oneri di Gestione (al netto degli oneri finanziari e straordinari): x 100 = X%
    • ad esempio tot € 1000 / tot. € 1200 : x 100 = 83,33%.
    • in questo modo so qunati risorse sonos tate impiegate per le attività conensse direttamente alla mission dell’organizzazione. Più è alto il valore percentuale, migliore sono le mie performance.
    • gli alltri 2 indici sono relativi agli oneri di raccolta fondi e a quelli di supporto generale e amminsitrativo. Più sono bassi, meglio è.

Con questi e altri indicatori, in modo chiaro e diretto Charity Navigator è riuscito a realizzare dei ratings come “le migliori 10 charities”, “le peggiori 10″, “quelle che pagano di più i loro amministratori”, “le organizzazioni più analizzate”, ecc. Crando così un vero e proprio benchmark di “efficienza” a tutto vantaggio dei donatori! Guarda la pagina del report su Save The Children. ad esempio. Registrandovi (gratuitamente) avrete la possibilità di comparare direttamente on line tutte le organizzazioni valutate presenti nel data base.

In Italia la commissione dei commercialisti ha recepito questi modelli e ne suggerisce molto intelligentemente l’utilizzo.  Clicca qui per scaricare il documento (pdf).

Qualche mese fa il Sole24ore inchiesta_bilanci_sole24h.pdf e il Corriere della Sera corriere_inchiesta_onlus_luglio07.pdf hanno pubblicato due interessanti inchieste in merito alle performance di efficienza delle organizzazioni nonprofit italiane.

Altro discorso riguarda l’Istituto italiano della donazione. Nato nel 2004, ad oggi conta solo una ventina di organizzazioni “certificate”. Il modello di valutazione proposto si basa sull’applicazione della carta della donazione, interessante e utile documento di autoregolamentazione proposto dalle organizzazioni nonprofit nel 1999.

L’Istituto opera quindi secondo criteri tipici di un ente certificatore, con un processo di auditing e controllo annuale. A mio modo di vedere il sistema è abbastanza complicato, non agevola il donatore con indicatori di facile lettura e vede comunque un complesso sistema di governance spesso autoreferenziale (tra i fondatori e i membri delle varie commissioni sono presenti esponenti di organizzazioni nonprofit ad esempio). Inoltre la notorietà del marchio “IID” è molto limitata tra i donatori e finchè sarà così credo che l’iniziativa stenterà a decollare.

Un paradosso? Ho cercato sul sito il bilancio dell’Istituto, che è un ente nonprofit naturalmente, e l’ho trovato qui un po’ nascosto. Ma non sono riuscito a capire quanto hanno donato negli anni i “soci finanziatori” (Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo) o i “soci sostenitori” (Fondazione Vodafone, Fondazione Umanamente)…Qualcuno può aiutarmi?

IN CONCLUSIONE
Per aumentare la trasparenza degli enti nonprofit, incrementare il livello di fiducia dei donatori, premiare la qualità e l’efficienza ritengo importante:

  1. Cominciare ad utilizzare degli indicatori semplici e uguali per tutti.
  2. Attivare un sito web “indipendente” dove rendere note le organizzazioni che aderiscono volontariamente al sistema di analisi dell’efficienza suggerito dal consiglio nazionale dei dottori commercialisti. I dati necessari a costruire i relativi indicatori di efficienza saranno poi resi disponibili dalle diverse onp di anno in anno e facilmente comparabili dai donatori.
  3. Rendere obbligatoria, per legge o per regolamento dell’Agenzia per le Onlus, la compilazione di un bilancio uniforme da parte delle onp.
  4. Utilizzare sempre tutti gli strumenti a disposizione di una onp per pubblicizzare i documenti di rendicontazione realizzati (bilanci, annual report, paper, ecc.), sia on line che off line.
  5. Affidarsi a professionisti esperti, sia dal punto di vista tecnico-amministrativo sia da quello della comunicazione. La materia è complessa, specie se si vuole renderla chiara al donatore.
  6. Avere coraggio. Il bilancio sociale e la relazione aperta verso i donatori sono elementi di costante pressione sull’organizzazione, che hanno come risultato il miglioramento continuo delle performance e un impatto diretto sui beneficiari e indiretto sulla fiducia del “mercato”.

Ogni commento è ben accetto!

About these ads

9 risposte a “TRASPARENZA NEL FUNDRAISING perchè è fondamentale, cosa si può fare

  1. caro Francesco,
    complimenti. Quest’articolo, per la completezza delle informazioni, per il continuo riferimento ai documenti, per la capacità di analisi e di proposta è una delle cose migliori che abbia visto recentemente in giro.

    Come sai, da tempo, pur lodando le finalità dell’iniziativa e il percorso di avvicinamento alle istanze del non profit ho espresso le mie perplessità sull’IID. I punti critici, come tu stesso sottolinei sono:
    - la non terzietà (le associazioni sono anche socie);
    - la complessità (che aggiunge un certificatore ai certificatori che già quasi tutte le grandi organizzazioni hanno in casa);
    - la scarsa visibilità dell’istituto, che finisce per non dare valore aggiunto alle associazioni che si sono sottoposte alla valutazione.

    In più di un’occasione ho io stesso indicato:
    - da un lato maggiori poteri di indirizzo, ispezione, sanzione ma anche promozione del non profit in capo all’agenzia delle onlus (sul modello della charity commission inglese) evitando nuove autorità e l’eccessivo peso dell’agenzia per le entrate;
    - dall’altro un sistema di mercato per la comparazione di pochi, semplici indici di bilancio e di performance sul modello del Charity Navigator.
    Che siano i consumatori/donatori a stabilire se il 10, 20 o 30% di spese di gestione siano un costo elevato o no. Se premiare chi investe di più in comunicazione o chi spende meno. Oppure semplicemente, come ognuno di noi fa per qualsiasi scelta, di fare un mix tra diversi criteri di valutazione.

    Insomma, un sistema pubblico/privato, dove il primo stabilisce poche e chiare regole, dopo averle confrontate con tutti gli stakeholder e, attraverso un ente deputato (l’agenzia per le onlus), le controlla e le sanziona, monitora i cambiamenti in atto e restituisce al parlamento le proposte di modifica.

    Un sistema privato, dove le organizzazioni, fermo restando il rispetto delle regole, si confrontano con trasparenza sul mercato lasciando ai consumatori/donatori la scelta.

    Alle organizzazioni non profit il coraggio non solo di accettare la sfida della trasparenza, ma anche quella di proporre al legislatore una riforma seria e chiarificatrice di tutto il sistema.

  2. Pingback: La donazione è mobile: con Poste Italiane qualcosa si muove « Fundraising Now!

  3. Pingback: MEDIA & FUNDRAISING la nuova via dell’interazione « FARE FUNDRAISING

  4. Grazie Francesco,
    molto utile e completo questo post!
    buon lavoro

  5. Pingback: LA RESPONSABILITA’ DEL FUNDRAISER il nuovo potere dei donatori « FARE FUNDRAISING

  6. Pingback: I COSTI DELLA RACCOLTA FONDI voce per voce « FARE FUNDRAISING

  7. Pingback: WEB + NONPROFIT + BILANCI lavori in corso, con alcune sorprese « FARE FUNDRAISING

  8. Pingback: MA TU I SOLDI LI PRENDI DA TUTTI? « FARE FUNDRAISING

  9. Pingback: COME DONARE BENE in 5 semplici mosse | FARE FUNDRAISING

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...